Giacomo Zanella a Vo

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Almen qui le cadenti Logge e l’atrio ventoso A cresi onnipotenti Non dier tetto fastoso; Né la diruta volta Delle celle devote L’invereconda ascolta Canzon d’ebbro nepote. Per la dirotta china Fra l’eriche e gli arbusti, Scende nobil ruina Di colonne e di busti; Sulla pietra già rosa Dal ginocchio de’ Santi Il ramarro riposa E strisciano gli acanti. Quassù, sazi del mondo, Pochi eletti in silenzio Bevevano il giocondo Delle lacrime assenzio; E sotto i pini, aperto Sui ginocchi il Vangelo, Nell’alpestre deserto Cogliean rose di cielo Lento il verno nevoso Sedea sulla pendice, Ma se all’uscio pietoso Picchiava l’infelice, Uscìa benigno un volto, Ed una scarna mano Il poco pan raccolto Partìa col mandriano. Per altra via t’avanza Affannoso mortale, Se credi alla speranza Che si allevi il tuo male Fiero del nuovo alloro L’antico tempo irridi Se negli agi e nell’oro Trovar pace confidi; Ma non toccar le mura Venerabili e gli archi, Ov’ebber sepoltura Gli avi di noi più parchi Ride un’austera gioia Sulle bianche pareti, Che fantastica noia Copre d’aurei tappeti. Passaggiero! Se pensi Che ne’ fugaci fiori, Onde han diletto i sensi, Solo il bene dimori, A queste mura, occulto Di penitenza albergo, Getta il beffardo insulto E volgi iroso il tergo; Ma se vetusta cura Le tue notti tormenta; Se dell’ora ventura Il buio ti sgomenta, Innanzi a questi sassi, Che un porto all’alme offriro, Invidiando i passi Ferma e manda un sospiro. da Sulle ruine d’un antico convento ne’ Colli Euganei, 1869

— Sulle ruine d’un antico convento — ne’ Colli Euganei

Comune Vo
Coordinate 45.3130440, 11.6909660